Di Anna Fagetti*
Nel lavoro clinico con le famiglie il tema del rapporto con il mondo digitale è diventato centrale e particolarmente delicato.
La complessità deriva in gran misura dal fatto che per la prima volta nella storia, non siamo di fronte a un semplice “salto generazionale” ma a una mutazione dell’ambiente in cui viviamo.
Un diverso modo di vivere il digitale
Per le persone adulte il digitale è uno strumento: qualcosa che si “accende” e si “spegne”, un mezzo per fare cose (lavorare, prenotare un viaggio, informarsi). Per preadolescenti e adolescenti il digitale è un ambiente: il luogo in cui accadono le relazioni, dove si costruisce l’identità e si vive il tempo libero.
Ne deriva una difficoltà di comprensione reciproca: il genitore tende a regolamentare un “oggetto”, mentre il figlio o la figlia difende il proprio “mondo”.
Un cambiamento nei ruoli e nelle competenze
Storicamente, la persona adulta era la principale detentrice delle competenze. Con il digitale, la gerarchia si è in parte invertita: spesso i figli e le figlie hanno maggiore dimestichezza tecnologica rispetto ai genitori.
Molti genitori faticano, inoltre, a riconoscere il valore delle amicizie nate online, considerandole “meno reali” di quelle fatte nei luoghi tradizionali di incontro (il parco, l’oratorio, il portone sotto casa). Quando queste relazioni vengono svalutate o sminuite, il rischio è che i figli e le figlie si sentano non compresi nei propri affetti più sinceri, innalzando un muro comunicativo.
Genitori “analogici” si affacciano al digitale con un misto di curiosità e apprensione, percependo la portata di un cambiamento epocale che mette in discussione le convinzioni educative apprese dalle generazioni passate. Dal punto di vista psicologico, il rischio è di oscillare tra due estremi: minimizzare il fenomeno oppure demonizzarlo.
La vera sfida consiste, invece, nel promuovere il benessere digitale, cioè accompagnare figli e figlie a sviluppare competenze tecnologiche e capacità critica per utilizzare il digitale in modo consapevole, arricchente e sicuro per la loro crescita.
Il digitale tra funzioni e diversi profili di utilizzo
Identificare il confine tra l’uso del digitale come risorsa comunicativa e il suo utilizzo come rifugio patologico è una delle sfide più complesse per genitori, educatrici e educatori.
La differenza non sta tanto nel tempo trascorso online, quanto nella funzione che quel tempo assolve.
Esistono tipologie differenti di fruitori del digitale:
I SONNANBULI (Fruitori Passivi): Utilizzo del digitale per “riempire i vuoti” come difesa da stress e noia. Il comportamento si caratterizza per uno scrolling e una visione compulsiva senza un reale interesse. Tale approccio può assolvere a funzioni adattive di decompressione (cuscinetto emotivo), staccando la spina per ricaricare le energie mentali, naturalmente se nella giusta misura.
GLI ESPLORATORI (Fruitori Attivi): La rete è utilizzata per espandere le conoscenze o competenze (ciò può comprendere anche l’esplorazione di video che suggeriscono strategie per la risoluzione di giochi), per imparare lingue, conoscere o esplorare realtà differenti dalla propria.
I CREATORI (Fruitori Proattivi): Utilizzano la rete come una sorta di laboratorio espressivo producendo video, disegni, blog o partecipando a community di interesse per dare voce alle proprie idee.
Gli approcci esplorativi e creativi in quanto proattivi rappresentano livelli più evoluti; possono tuttavia esporre ad una sorta di sovraccarico cognitivo o a una eccessiva dipendenza dal giudizio altrui (like dipendenza).
Opportunità e rischi
Un uso consapevole della tecnologia può offrire importanti opportunità evolutive che possiamo coì riassumere:
- Potenziamento cognitivo: videogiochi e app possono stimolare il problem solving, la memoria di lavoro e la coordinazione oculo-manuale.
- Connettività sociale: per molti e molte adolescenti il digitale è uno spazio di sperimentazione identitaria e connessione sociale, soprattutto per chi vive in una situazione di isolamento, vuoi per condizioni strutturali, vuoi per caratteristiche caratteriali.
- Alfabetizzazione informativa l’accesso immediato a una infinità di contenuti stimola la curiosità, l’apprendimento e la capacità di reperire informazioni in tempo reale.
Accanto a queste opportunità esistono però alcuni rischi:
- L’eccessiva esposizione a contenuti rapidi e frammentati – come reel e video brevi – può ridurre la capacità di attenzione prolungata e di approfondimento.
- Sul piano relazionale, la connessione continua può esporre a fenomeni come cyberbullismo, dipendenza dall’approvazione sociale o ansia da esclusione (FOMO).
- Anche il sonno e il benessere emotivo possono risentire di un uso eccessivo o disorganizzato della tecnologia.
Il digitale come “palestra relazionale” o “rifugio”?
Per alcuni ragazzi e alcune ragazze, soprattutto in presenza di ansia sociale, la comunicazione online può rappresentare una modalità relazionale meno minacciosa rispetto all’interazione faccia a faccia, che per sua natura è immediata e imprevedibile.
La comunicazione asincrona (chat, commenti) permette di riflettere, cancellare e riscrivere, riducendo l’ansia da prestazione e offrendo un maggiore senso di controllo. In termini psicologici si parla di effetto di disinibizione online: dietro uno schermo molti ragazzi e molte ragazze che tendono al ritiro riescono a esprimere parti di sé, interessi o emozioni che dal vivo rimarrebbero sepolte per paura del giudizio.
In questi casi, il digitale diviene una sorta di “palestra relazionale”, un luogo in cui sperimentare sicurezza e competenze sociali, rendendo così meno traumatica la transizione verso l’incontro reale di persona.
Tuttavia, bisogna prestare attenzione a un confine sottile: se il digitale serve per allenarsi alla socialità può essere considerata una risorsa, se invece diventa l’unico luogo possibile in cui il ragazzo o la ragazza si sente al sicuro, si rischia di alimentare il ritiro.
Fenomeni come l’Hikikomori mostrano come il mondo online possa diventare un “rifugio dorato”, rendendo la realtà esterna ancora più minacciosa.
Esistono campanelli d’allarme che precedono il ritiro totale:
- l’abbandono progressivo di sport, musica e qualsiasi attività richieda la presenza fisica,
- la perdita di interesse per le esperienze nel mondo reale, che non sono stimolanti o divertenti come quelle che accadono dietro lo schermo,
- l’inversione del ritmo sonno-veglia, perché quando tutto il mondo dorme, ci si sente più al sicuro,
- esplosioni di forte rabbia o di profonda angoscia dinanzi alla disconnessione.
La domanda fondamentale da porsi è: i social aggiungono qualcosa alla vita del ragazzo o della ragazza o si sostituiscono a funzioni vitali?
Il Ruolo della Famiglia: dalla Proibizione alla Mediazione
La psicologia contemporanea suggerisce che la strategia del divieto assoluto sia spesso fallimentare poiché rischia di generare solo conflitto e curiosità morbosa. È più efficace orientarsi verso una mediazione attiva.
Per trasformare la tecnologia da motivo di scontro a occasione di incontro, può essere utile per le mamme e i papà proporsi come “allieve e allievi” dei propri figli e figlie lasciando che siano loro a guidare, aprendo così un canale di comunicazione basato sulla fiducia, non sul controllo.
Più che il tempo di utilizzo dello smartphone, sarebbe importante osservare il tipo di attività svolte, incoraggiando un uso “attivo” e consapevole, piuttosto che il doomscrolling passivo (scorrere video senza sosta).
Un’attenzione particolare va data anche alla costruzione di spazi e tempi Tech-Free, come i pasti e l’ora prima di dormire, in cui tutta la famiglia, genitori inclusi, mette via lo smartphone per favorire il dialogo reale e la produzione di melatonina che facilita il sonno e soprattutto riafferma che la tecnologia è uno strumento, non un padrone, e che il valore della presenza fisica è insostituibile.
Un’ulteriore opportunità riguarda l’uso condiviso dell’Intelligenza Artificiale, che è la grande protagonista del nostro tempo. Provare a usarla insieme per scopi ludici o educativi può rappresentare un ponte educativo tra figlio/a e genitore. Interrogarsi insieme su risposte dell’AI e sulla veridicità delle informazioni fornite rappresenta un’occasione concreta per sviluppare il pensiero critico.
In definitiva, il digitale è il luogo dove preadolescenti e adolescenti costruiscono una parte significative della loro identità. Accedere a quel mondo con curiosità e rispetto permette di accorciare la distanza generazionale e di creare importanti opportunità comunicative e di accompagnamento consapevole alla crescita.
* Psicologa psicoterapeuta esperta in età evolutiva, adolescenza. Lavora con minori e famiglie in difficoltà psico-sociale in progetti e servizi di Spazio Aperto Servizi volti a favorire la cura delle relazioni familiari, i diritti dei minori, genitorialità.
Da luglio 2025 collabora con il centro clinico Prometeo per percorsi di supporto psicologico e psicoterapia rivolti a bambini, bambine e adolescenti.