Di Paola Di Placido*
La voce è uno strumento fondamentale per comunicare bisogni, pensieri ed emozioni. La sua produzione dipende dal corretto funzionamento dell’apparato respiratorio, della laringe, delle corde vocali e delle cavità di risonanza. Quando uno di questi elementi non lavora in modo adeguato, possono comparire alterazioni che modificano qualità, intensità o tonalità, definite disturbi della voce o disfonie.
La disfonia può manifestarsi con voce rauca, debole, soffiata, instabile, troppo acuta o troppo grave e può provocare affaticamento durante la conversazione, necessità di schiarirsi frequentemente la gola, dolore o sensazione di corpo estraneo. Può presentarsi in forma acuta, per poche settimane, o cronica, quando persiste per oltre 3 mesi.
Le conseguenze sulla qualità della vita
Durante l’infanzia, la voce è coinvolta nello sviluppo linguistico, emotivo e sociale. Un bambino o una bambina con una voce alterata può avere difficoltà a farsi comprendere, partecipare meno alle attività scolastiche o sentirsi a disagio nelle relazioni con coetanee e coetanei.
La gravità del problema non dipende soltanto dall’intensità del disturbo, ma anche da quanto incide sulla vita quotidiana del bambino o della bambina.
Le cause della disfonia nei bambini e nelle bambine
Tra le cause più comuni troviamo l’abuso o il cattivo uso della voce. Gridare frequentemente, parlare a volume elevato, imitare voci particolari o utilizzare la voce per lunghi periodi può sottoporre le corde vocali a uno sforzo eccessivo e favorire la comparsa di noduli vocali, piccole lesioni benigne che spesso possono provocare una raucedine persistente.
Altre possibili cause sono:
- infezioni ricorrenti delle vie respiratorie;
- allergie e congestione nasale;
- reflusso gastroesofageo;
- tosse frequente;
- alterazioni congenite della laringe;
- problemi neurologici o respiratori, meno comuni ma da considerare;
- ambienti rumorosi o situazioni di particolare stress che portano ad alzare continuamente la voce.
Come prendersi cura della voce
Nei bambini e nelle bambine la prevenzione dovrebbe essere proposta senza rimproveri, insegnando modalità comunicative più adeguate attraverso il gioco, l’esempio delle figure adulte e la riduzione del rumore negli ambienti familiari e scolastici.
Alcune attenzioni utili sono:
- bere regolarmente acqua;
- evitare di gridare o parlare sopra il rumore;
- concedersi pause durante un uso prolungato della voce;
- non schiarirsi continuamente la gola;
- limitare l’esposizione ad agenti irritanti;
- curare la qualità dell’aria negli ambienti molto secchi;
- rispettare il riposo vocale durante episodi infiammatori.
Valutazione specialistica e trattamento
La raucedine occasionale, per esempio durante un raffreddore, è generalmente transitoria. Se però l’alterazione persiste, si ripresenta spesso o compare senza una causa evidente, se l’affaticamento limita la partecipazione scolastica o sociale, è importante rivolgersi al pediatra o alla pediatra per approfondire e valutare l’eventuale necessità di una visita specialistica. Se invece il disturbo peggiora rapidamente o compaiono difficoltà nella respirazione o nella deglutizione, è necessario richiedere tempestivamente una valutazione medica.
La valutazione dei disturbi vocali richiede spesso la collaborazione tra più figure professionali: l’otorinolaringoiatra o il foniatra esamina la laringe e il funzionamento delle corde vocali; il logopedista valuta l’uso della voce, la respirazione, la postura e le abitudini comunicative. È importante non affidarsi all’autodiagnosi: sintomi simili possono essere provocati da condizioni molto diverse e richiedere interventi differenti.
Il trattamento dipende dalla causa. Nei bambini e nelle bambine si basa soprattutto su educazione vocale e terapia logopedica, che prevedono:
- esercizi presentati sotto forma di gioco, come soffiare bolle di sapone per lavorare sulla respirazione, imitare dei suoni imparando a non forzare la voce, aspettare il proprio turno in una conversazione;
- poche semplici regole da condividere con genitori e insegnanti (per esempio, niente urla a distanza e si parla uno alla volta);
- piccoli cambiamenti graduali a casa e a scuola per abbassare il rumore di fondo.
Il trattamento medico è indicato quando sono presenti infiammazioni, allergie o altre condizioni, mentre l’intervento chirurgico è riservato soltanto ad alcuni casi, dopo un’accurata valutazione specialistica. La buona notizia è che, con una presa in carico tempestiva, i noduli vocali infantili spesso regrediscono senza bisogno di ricorrere a un intervento chirurgico.
Caso clinico: disfonia in un bambino di 5 anni
(Il caso è esemplificativo e non sostituisce una valutazione clinica individuale).
M. è un bambino di cinque anni che presenta una voce rauca e affaticata da circa quattro mesi. I genitori riferiscono che parla spesso ad alta voce, grida durante il gioco e imita i personaggi dei cartoni modificando il tono della voce. La raucedine aumenta soprattutto alla fine della giornata e dopo la scuola, mentre tende a ridursi nei periodi di riposo.
Poiché il disturbo persiste, M. viene sottoposto a una visita otorinolaringoiatrica e a una valutazione logopedica. L’esame evidenzia un lieve ispessimento bilaterale delle corde vocali, compatibile con un sovraccarico vocale. La valutazione logopedica rileva inoltre una respirazione poco coordinata con la fonazione e una certa tensione dei muscoli del collo quando il bambino cerca di aumentare il volume della voce.
Viene quindi avviato un percorso logopedico adeguato all’età, basato su attività ludiche: giochi di respirazione, imitazione di suoni prodotti senza sforzo, ascolto delle differenze tra voce rilassata e voce gridata e brevi momenti di pausa. Il trattamento non richiede al bambino un silenzio prolungato, ma lo aiuta a sviluppare un uso più equilibrato della voce.
Genitori e insegnanti vengono coinvolti: a casa e a scuola si cerca di limitare il rumore di fondo, evitare di chiamarlo da una stanza all’altra e avvicinarsi a lui prima di parlargli, usando un tono moderato, offrendo un modello vocale positivo e senza rimproverare M. quando alza la voce.
Dopo alcuni mesi, la raucedine e l’affaticamento diminuiscono. I controlli successivi permettono di verificare l’evoluzione delle corde vocali e di adattare il trattamento. Il caso mostra che la collaborazione tra famiglia, scuola, medico e logopedista è fondamentale: l’obiettivo non è soltanto correggere la voce, ma creare le condizioni che favoriscano una comunicazione spontanea e priva di sforzo.
Conclusione
Per un bambino o una bambina la voce è il primo strumento per farsi ascoltare, giocare, raccontarsi e relazionarsi. Imparare a usarla senza sforzo è importante per preservarne la salute e prevenire abitudini vocali scorrette.
Genitori e insegnanti possono fare la differenza attraverso piccoli accorgimenti: offrire un buon modello vocale, ridurre il rumore negli ambienti e trasformare le buone abitudini in gioco, senza rimproveri né rinunce. E quando la raucedine non passa o interferisce con le attività quotidiane, il passo più utile è chiedere una valutazione specialistica.
* Logopedista dal 1993. Iscritta all’Ordine TSRM-PSTRP di Varese.
Tutor DSA e esperta in CAA e autismo. Ha una formazione specifica in motricità orofacciale, Metodo PROMPT e disprassia verbale. Dal 2022 collabora con il Centro Clinico Prometeo e dal 2024 è entrata a far parte dell’equipe DSA.