Di Siria Ieluzzi*

Negli ultimi anni molti studi hanno descritto l’adolescenza contemporanea come profondamente cambiata rispetto al passato. Tra le letture più interessanti c’è quella proposta da Gustavo Pietropolli Charmet, uno dei più importanti psichiatri e psicoterapeuti italiani, esperto di età evolutiva, che descrive l’adolescente di oggi attraverso la metafora di “Narciso”.
Questa prospettiva può aiutare genitori, educatrici e educatori a comprendere alcuni comportamenti spesso difficili da interpretare e che generano preoccupazione o incomprensione.

Fragilità e spavalderia: due facce della stessa medaglia

Una delle caratteristiche più evidenti dell’adolescente contemporaneo è la compresenza di due aspetti apparentemente contraddittori: fragilità e spavalderia.
La fragilità nasce spesso da aspettative molto elevate che la ragazza o il ragazzo costruisce su di sé: molte e molti adolescenti crescono con l’idea, più o meno esplicita, di avere un ruolo speciale, di dover “realizzare qualcosa di grande”. Quando però questo ideale si scontra con la realtà, fatta di limiti, difficoltà, confronti scolastici e sociali, da questo può emergere una forte delusione e un senso di inadeguatezza.
La spavalderia, invece, si manifesta attraverso apparente indifferenza, distacco o atteggiamenti di superiorità. Non si tratta necessariamente di disprezzo o mancanza di interesse verso gli altri, ma piuttosto di una modalità difensiva per non esporsi al rischio di sentirsi feriti o non all’altezza.

Il bisogno di essere riconosciuti

Per descrivere questa condizione, Charmet utilizza la metafora dell’adolescente “Narciso”. Come il personaggio mitologico, queste ragazze e questi ragazzi hanno un forte bisogno di vedere riflessa la propria immagine nello sguardo delle altre persone: genitori, insegnanti, coetanee e coetanei.
In questa prospettiva, ciò che conta non è soltanto “chi si è”, ma anche e soprattutto come si viene visti e riconosciuti dal mondo esterno.
Quando il riconoscimento atteso non arriva o arriva in modo insufficiente, possono emergere vissuti molto intensi di vergogna, delusione e rabbia. È proprio questa dipendenza profonda dallo sguardo altrui, dai giudizi e dalle conferme sociali, a rappresentare il lato più fragile del “Narciso”.

Il cambiamento del ruolo dei genitori

Un elemento centrale in questa trasformazione dell’adolescente riguarda anche il cambiamento del modello educativo familiare.
Secondo Charmet, molte famiglie contemporanee hanno progressivamente abbandonato un modello basato su regole rigide, punizioni e senso di colpa, per passare a uno stile educativo più centrato sugli affetti, sul dialogo e sul sostegno.
In questo nuovo assetto, la figlia o il figlio viene spesso vissuto come un “cucciolo d’oro”: prezioso, da proteggere, da sostenere nella sua realizzazione personale.
Questo cambiamento ha aspetti certamente positivi, ma può anche portare i genitori a vivere una forte difficoltà nel porre limiti e nel tollerare la frustrazione di figlie e figli. In alcuni casi, l’obiettivo diventa quello di evitare loro ogni sofferenza, ogni delusione, ogni fallimento.
In questo contesto, anche i genitori possono diventare più fragili, perché molto esposti alla paura di perdere l’amore e la stima. Si crea così una dinamica in cui genitori, figlie e figli condividono, in forme diverse, lo stesso bisogno di approvazione e rassicurazione.

Il ritiro come protezione e il supporto dei genitori

Per alcune e alcuni adolescenti il confronto con la realtà sociale – la scuola, il gruppo dei pari, le prime esperienze di autonomia – può diventare troppo faticoso rispetto alle aspettative interiori.
In questi casi, il ritiro sociale può rappresentare una forma estrema di protezione: una modalità per sottrarsi a situazioni percepite come troppo dolorose o potenzialmente umilianti.
Nelle situazioni in cui un adolescente tende a chiudersi o a fare fatica nel rapporto con l’esterno, alcuni atteggiamenti da parte dei genitori possono aiutare a preservare la relazione e favorire il dialogo:

  • mantenere una presenza costante ma non invasiva, attraverso piccoli gesti quotidiani di interesse e disponibilità, senza pressioni;
  • evitare lo scontro diretto o le forzature, che rischiano di aumentare ulteriormente la distanza;
  • mantenere alcuni punti fermi, chiari e coerenti, senza trasformarli in terreno di conflitto continuo ma che possano fare da guida nei momenti di particolare difficoltà;
  • riconoscere anche la propria fatica, ricordando che sentirsi in difficoltà o disorientati in queste situazioni è normale e che chiedere un supporto esterno, quando necessario, rappresenta una risorsa per tutta la famiglia, un modo per tutelare la relazione e non sentirsi sole e soli.

Comprendere per saper accompagnare

Comprendere l’adolescente di oggi attraverso questa lente non significa giustificare ogni comportamento, ma provare a leggerne il significato, riconoscendolo come espressione di un equilibrio delicato tra bisogno di riconoscimento, fragilità emotiva e ricerca di autonomia.

Per i genitori, adottare uno sguardo curioso e non giudicante può fare la differenza. Riconoscere che dietro certi silenzi o forme di ritiro può nascondersi non solo un rifiuto, ma spesso una richiesta di protezione e di aiuto ancora difficile da esprimere a parole, è il primo passo per costruire una relazione capace di accompagnare ragazze e ragazzi nella loro crescita.


* Psicologa specializzata in psicologia dello sviluppo e tutela dei minori. Si occupa principalmente di adolescenti e famiglie all’interno di diversi servizi della cooperativa Spazio Aperto Servizi, dove svolge interventi educativi e di sostegno psicologico. Lavora inoltre presso il centro clinico Prometeo, dedicandosi al supporto psicologico individuale e al sostegno alla genitorialità, con particolare attenzione alle dinamiche relazionali in adolescenza.