Di Aurora Fava*
Lo sviluppo del linguaggio è uno dei processi più affascinanti della crescita. Conoscere le tappe principali e saper riconoscere eventuali segnali di difficoltà permette ai genitori di intervenire per garantire al proprio figlio o alla propria figlia il miglior supporto possibile fin dai primi anni di vita.
Ogni bambino ha i propri tempi: l’età esatta in cui ogni bambino sviluppa abilità linguistiche, dipende dalle caratteristiche personali innate e dall’ambiente linguistico in cui cresce.
Tuttavia, esistono delle fasce d’età di riferimento che aiutano a orientarsi.
Le principali tappe dello sviluppo linguistico: cosa aspettarsi
0-3 mesi
Il bambino presta attenzione ai suoni linguistici, mostra un progressivo interesse verso i suoni della propria lingua madre; riconosce e ha una preferenza per il volto e la voce materna (che conosce fin dalla vita intrauterina).
Le prime produzioni verbali sono di natura “vegetativa”, cioè legate alle funzioni biologiche essenziali: sbadigli, ruttini, suoni gutturali e pianti.
Tra i 2 e i 3 mesi compaiono le prime imitazioni di suoni vocalici (ooh, aah) e i primi gorgheggi, e dai 3 mesi compare il sorriso sociale, ossia la capacità intenzionale di rispondere al sorriso dell’adulto, soprattutto se familiare.
3-6 mesi
Il bambino inizia a produrre vocalizzi intenzionali, per attirare l’attenzione e coinvolgere l’adulto nell’interazione.
6-12 mesi
Riconosce i nomi, estrae parole dal flusso linguistico e le comprende.
Dai 7 mesi compare la lallazione canonica, il bambino produce sequenze di sillabe semplici (pa, ba) o ripetute (papapa, bababa).
Dai 10 mesi comincia la lallazione variata, ovvero la produzione di sequenze sillabiche via via più lunghe e complesse, con variazione della consonante (bama, padama).
A partire dai 9 mesi il bambino inizia a comunicare con l’intenzione di raggiungere uno scopo: questa tappa coincide con la comparsa dei primi gesti.
Dai 9 ai 12 mesi si assiste allo sviluppo dei gesti deittici – mostrare, dare, indicare – che vengono utilizzati per:
– richiedere qualcosa, un oggetto o un gioco desiderato
– condividere con l’adulto/l’interlocutore l’interesse per un evento esterno (ad esempio, indicare un uccello che vede volare).
12-18 mesi
Il bambino comprende parole nuove ogni settimana e inizia a capire semplici combinazioni di parole.
Compaiono i gesti referenziali/rappresentativi: il bambino comunica attraverso l’utilizzo di simboli non verbali associati a significati stabili (ad esempio per salutare “fa ciao” con la manina, fa “no” con il dito o “buono” portandosi il dito sulla guancia mentre mangia).
Compaiono le prime parole, spesso legate a persone importanti come la mamma e il papà, animali domestici, indumenti, oggetti e attività quotidiane, cibo o parti del corpo.
18-24 mesi
Si assiste alla cosiddetta “esplosione del vocabolario”: il bambino produce circa 50 parole intorno ai 18 mesi e 200 intorno ai 24 mesi. Inizia ad abbinare due parole per la composizione delle prime frasi (ad esempio “mamma pappa”) anche se le frasi composte da una singola parola rimangono comunque prevalenti. Il bambino inizia a produrre diversi suoni consonantici.
24-32 mesi
Comincia a comprendere un linguaggio e frasi più complesse e i primi brevi racconti.
Si arricchisce il lessico e cresce il numero di parole prodotte, le frasi diventano più lunghe e via via più complesse quanto, tra i 28 e i 32 mesi, compaiono in modo sistematico preposizioni e articoli.
3 anni
Comprende la maggior parte di verbi di uso comune, capisce e risponde a enunciati e a richieste più complesse.
Le frasi prodotte risultano sempre più articolate, aumentano le frasi subordinate e si espande l’inventario dei suoni prodotti.
4 anni
Utilizza correttamente gli articoli determinativi e indeterminativi; è in grado di raccontare esperienze personali, rispettando l’ordine cronologico, e di abbozzare un iniziale struttura dello schema della storia: sequenze di azioni che portano a una soluzione.
Il parlato appare sempre più fluido e ben strutturato.
5 anni
Il bambino presta attenzione quando gli viene raccontata una storia ed è in grado di rispondere a semplici domande su di essa.
La narrazione del bambino si arricchisce degli stati interni dei personaggi (pensieri, emozioni, desideri), le frasi diventano sempre più dettagliate e con la scolarizzazione le narrazioni si articolano e aumentano di complessità. Produce correttamente tutti i suoni della lingua italiana.
Quando prestare attenzione: i campanelli d’allarme
Monitorare lo sviluppo del linguaggio non significa confrontare il proprio figlio con gli altri, ma osservare se ci sono segnali che si discostano in modo significativo dalle tappe attese.
È consigliabile non sottovalutare i seguenti campanelli d’allarme:
• Assenza di reazione ai rumori e alle voci
• Scarsa o assente vocalizzazione, pianto o contatto oculare
• Assenza della lallazione o lallazione molto scarsa
• Mancato utilizzo dei gesti comunicativi
• Scarso interesse agli scambi comunicativi con l’adulto o ai tentativi di gioco
• Assenza o povertà del gioco simbolico (“fare finta di”)
• Lento incremento del vocabolario o vocabolario ridotto a meno di 50 parole prodotte a 24 mesi
• Assenza di combinazioni di parole a 30 mesi
• Scarsa comprensione del linguaggio verbale, difficoltà a capire semplici richieste
• A 4 anni linguaggio poco comprensibile a persone estranee alla famiglia, difficoltà a creare frasi coerenti.
Quando si parla di Late Talker
Quando un bambino a 24 mesi produce meno di 50 parole e a 30 mesi non produce combinazioni di parole viene definito un Late Talker (Parlatore Tardivo).
Il gruppo dei Late Talker è composto da due categorie distinte:
1. Late Bloomer: sono bambini che pur partendo in ritardo, recuperano spontaneamente le tappe linguistiche entro i 3-4 anni.
2. Late Talker con Rischio: sono bambini che non recuperano spontaneamente e che, senza supporto, evolveranno in un vero e proprio Disturbo del Linguaggio.
Non è possibile per i genitori distinguere con certezza tra queste due situazioni nei primi anni di vita. Aspettare di vedere “se recupera da solo” può far perdere tempo prezioso per l’intervento.
Perché è importante intervenire precocemente
I recenti studi dimostrano l’efficacia di un intervento precoce piuttosto che “aspettare e osservare”. Una valutazione logopedica precoce non implica necessariamente l’avvio immediato di un trattamento, ma permette di monitorare attentamente lo sviluppo del linguaggio, identificare in anticipo i segnali di persistenza del ritardo e intervenire solo se necessario e nel momento giusto.
In presenza di uno o più campanelli d’allarme, la cosa più efficace da fare è agire tempestivamente, quando il sistema linguistico è in piena fase di costruzione, perché aumenta le possibilità di recuperare più facilmente il ritardo e affrontare il disturbo in modo efficace e con un minor rischio di conseguenze future (come difficoltà comportamentali e nell’apprendimento della letto-scrittura).
La valutazione logopedica è il primo passo per realizzare un’analisi approfondita e specialistica volta a identificare la natura e l’entità delle difficoltà, tracciare un profilo preciso delle abilità e delle aree da potenziare e stabilire un piano di intervento personalizzato, se necessario.
Il centro clinico Prometeo è specializzato nel supporto allo sviluppo linguistico e comunicativo. Presso il nostro centro è possibile effettuare valutazioni logopediche specialistiche e approfondite e trattamenti logopedici personalizzati e mirati in caso di ritardo o disturbo di linguaggio diagnosticato.
* Logopedista iscritta all’Ordine TSRM e PSTRP di Milano, Como, Lecco, Lodi, Monza-Brianza, iscrizione n° 1065, collabora con il centro clinico Prometeo da marzo 2025.