Di Marta Falanga*

Attraversare la crescita nel periodo adolescenziale non è una sfida esclusivamente individuale, ma un percorso che intreccia fattori personali, interpersonali e sociali.

L’adolescenza è una delle fasi più significative e complesse del percorso evolutivo. Non è semplicemente un periodo “ponte” fra l’infanzia e l’età adulta ma un vero e proprio momento di trasformazione, caratterizzato da cambiamenti biologici, corporei, cognitivi, emozionali, relazionali e sociali che rendono i ragazzi e le ragazze più sensibili e ricettivi e allo stesso tempo più vulnerabili.

Sul piano psicologico e sociale, gli adolescenti si trovano ad affrontare una serie di compiti evolutivi rilevanti, come la costruzione dell’identità, la modulazione dell’autonomia, l’elaborazione del rapporto con i coetanei e con le figure adulte, l’orientamento verso il futuro. Tutto ciò si svolge in un contesto in cui i vecchi equilibri si sgretolano e nuovi assetti devono ancora stabilizzarsi. In questo senso, la vulnerabilità in adolescenza non è “anormale” o patologica in sé, ma è parte integrante del cammino di crescita.

Definire l’adolescenza come “periodo critico” non significa quindi sottolineare solo i rischi, ma anche riconoscere le potenzialità insite nel processo di cambiamento.
In questa fase, infatti, i ragazzi sviluppano e mettono alla prova diverse risorse personali e sociali – come la curiosità, la capacità di immaginare e reinventarsi, le competenze sociali e di negoziazione, la sensibilità etica – che possono costituire importanti fattori di protezione anche nella vita adulta.

Quando si sperimentano però eventi critici, una particolare sofferenza, o se il contesto circostante è instabile, questa fase può diventare ancora più complessa. Sempre più giovani vivono fragilità interiori legate alla costruzione dell’identità, ad ansie per il futuro e a un disagio psicologico.

Costruzione dell’identità: tensione tra chi sono e chi potrei diventare

Durante la preadolescenza e l’adolescenza, i giovani esplorano in modo nuovo il proprio corpo, ruoli, valori, relazioni, scelte, sogni e ideali personali. Ma l’esplorazione non è lineare: molti adolescenti sperimentano oscillazioni, dubbi, nelle convinzioni, nella motivazione e nel grado di certezza. Inoltre, più crescono, più cresce la preoccupazione verso ciò che sarà, per le scelte della vita e il senso di sé proiettato nel domani.

È importante considerare che l’identità si costruisce non solo nel privato ma anche e soprattutto nella relazione con i pari, con la famiglia, con le istituzioni e i contesti che trasmettono modelli culturali e sociali. Relazioni positive – in particolare con i pari – favoriscono uno sviluppo identitario stabile e con migliore benessere emotivo e psicologico.

Fattori esterni che alimentano la fragilità

Come tutti noi, negli ultimi anni anche gli adolescenti hanno dovuto affrontare eventi complessi che hanno messo a dura prova le loro certezze: la pandemia, la crisi climatica, le instabilità economiche, le migrazioni, le disuguaglianze sociali. Questi eventi non sono solo contesti esterni: entrano nella vita interiore influenzando la percezione del mondo e di sé, del presente e del futuro.

Il senso di precarietà, infatti, non è solo psicologico ma anche materiale: instabilità economiche, difficoltà abitative, disoccupazione giovanile, sono indicatori che vengono percepiti e sperimentati anche dai più giovani e influenzano la fiducia nel domani. Questa fiducia non è un elemento astratto bensì una dimensione cognitiva, emotiva e narrativa che include la capacità di immaginare un sé futuro, di avere aspettative concrete, di tollerare l’incertezza, di credere nelle relazioni, che il presente abbia senso e che le proprie azioni possano influire sul domani.

Segnali di disagio psicologico

Alla luce di ciò è possibile osservare come la fragilità adolescenziale possa manifestarsi, oltre che con le naturali oscillazioni tipiche di questa fase, anche con alcune caratteristiche (qui sintetizzate):

  • ansia: preoccupazioni eccessive e ricorrenti anche su problemi minori, pensieri negativi o catastrofici sul futuro, aspettative esagerate sui propri risultati, scarsa motivazione nell’esplorare e scarsa autoefficacia nelle scelte, evitamento di situazioni sociali, rifiuto scolastico;
  • depressione: tristezza e pianto frequente o, più spesso, irritabilità e rabbia, sensazione di vuoto e disinteresse generalizzato, rinuncia ad attività gradite, disturbi del sonno, pensieri di morte o suicidio, significative variazioni nell’appetito e nel peso, frasi come “vorrei sparire”, “non servo a niente”, “nulla ha senso”;
  • dipendenze digitali, ossia un uso eccessivo, incontrollato e compulsivo delle tecnologie digitali, che arriva a compromettere la routine quotidiana: saltare frequentemente la scuola dopo essere rimasti tutta la notte su un videogioco o in rete, necessità di controllare i social anche in momenti inopportuni o di socialità, preferenza per le relazioni virtuali piuttosto che reali;
  • disturbi del comportamento sociale: aggressività fisica o verbale, esplosioni di rabbia improvvise e sproporzionate, bullismo, fughe, vandalismo, bugie per manipolare o evitare conseguenze, uso di sostanze pericolose (alcol, droghe), comportamenti sessuali a rischio, impulsività persistente.

Bisogna tenere presente che anche l’uso di strategie mal-adattive rappresenta spesso un tentativo inconsapevole di regolare emozioni intense o di contenere l’angoscia dell’incertezza e che un comportamento problematico può nascere da un bisogno di contatto, riconoscimento e orientamento.

Cosa può fare chi si relaziona con gli adolescenti 

Ci sono diverse strategie per sostenere i giovani durante questa fase di crescita:

  • Co-regolazione: aiutare i ragazzi a comprendere e regolare i propri stati emotivi mettendo a disposizione ascolto, una presenza calma e sicura, validazione emotiva, limiti e rassicurazioni, e offrendo il proprio comportamento come modello per affrontare le emozioni.
  • Promuovere il senso di agency: aiutare i ragazzi a sentirsi parte attiva nella costruzione della propria identità e del proprio futuro, coinvolgendoli nelle decisioni che li riguardano, valorizzando le loro idee, dando fiducia, facilitando l’accesso a gruppi e spazi dove possano sperimentare le proprie risorse e la propria creatività.
  • Favorire le reti naturali di supporto sociale: promuovere spazi di socializzazione dove i ragazzi possano costruire amicizie e relazioni positive e coltivare i legami significativi in famiglia e all’interno della comunità.

Cosa può fare un percorso di terapia

In questo contesto, un percorso di terapia permette all’adolescente di avere a disposizione uno spazio sicuro di dialogo in cui può:

  • Far emergere e nominare i propri pensieri ed emozioni, anche quando possono essere confusi o difficili da riconoscere.
  • Imparare a gestire le emozioni anche intense, come ansia, rabbia, tristezza, sviluppando strategie che favoriscano un maggiore adattamento.
  • Sviluppare la consapevolezza di sé e l’identità, riflettendo sulle proprie caratteristiche, su aspirazioni, risorse e limiti, e costruendo un senso di sé coerente.
  • Migliorare le competenze interpersonali, ragionando sulla qualità delle relazioni con i pari e con gli adulti di riferimento (familiari, insegnanti, ecc.), riconoscendo i propri stati mentali e quelli altrui, rafforzando il senso di appartenenza.
  • Riconoscere, nominare e portare alla luce vissuti di sofferenza e comportamenti ad alto rischio (autolesionismo, ideazione suicidaria, abusi di sostanze, disturbi alimentari, psicopatologie), sviluppando modalità più adattive di regolazione emotiva.

A questo si affianca anche un lavoro di sostegno per i genitori, volto ad aumentare la consapevolezza relativa a questa fase di sviluppo, a comprendere il proprio vissuto e quello dei figli e a trovare risorse e strategie per creare relazioni e reti di supporto alla crescita e al benessere.

Tra fragilità e possibilità

La fragilità adolescenziale è, dunque, il risultato di tensioni tra l’interno (identità che si forma, paure, emozioni) e l’esterno (famiglia, società, modelli culturali in rapida mutazione, sfide globali).

Può essere sostenuta grazie a relazioni positive, spazi di dialogo e riflessione, lo sviluppo di risorse come la resilienza e la fiducia – in sé stessi, nei legami, nella società, nel futuro.

Un percorso di psicoterapia può rappresentare non solo un modo per affrontare la sofferenza, ma anche un’occasione per conoscersi meglio e sviluppare competenze di autoregolazione emotiva e relazionale e costruire strumenti utili per orientarsi nell’incertezza.


* Psicologa, Psicoterapeuta, lavora con minori e famiglie in difficoltà psico-sociale in progetti e servizi di Spazio Aperto Servizi volti a favorire la cura delle relazioni famigliari, i diritti dei minori e l’empowerment genitoriale.
Da marzo 2025 collabora con il centro clinico Prometeo per percorsi di supporto psicologico e psicoterapia rivolti ad adolescenti, giovani adulti, adulti e genitori.