Di Erika Venuto*

Come afferma Froma Walsh (1988) “Le persone hanno bisogno di tre matrimoni: in giovinezza un amore romantico e appassionato; per allevare i figli un rapporto con responsabilità condivise; più tardi nella vita un rapporto con un compagno con forti capacità affettive e di accudimento reciproco. Piuttosto che di nuovi partner le persone hanno bisogno di cambiare il contratto relazionale a seconda delle diverse fasi del ciclo di vita, dal momento che le cose necessarie per il soddisfacimento all’interno di un rapporto cambiano nel corso del tempo anche al variare dei requisiti familiari”.

Le relazioni di coppia, quindi, cambiano nel tempo e quando si diventa genitori è importante ridefinire ruoli e alleanze all’interno della relazione.

Ma cosa significa diventare genitori oggi? Significa innanzitutto fare spazio a una terza persona. La relazione passa da diadica a triadica. Il patto coniugale non basta più, deve evolvere, modificarsi, per dar luogo al patto genitoriale.

Ma non è al momento della nascita del figlio o della figlia che si diventa genitori, serve tempo per costruire una responsabilità genitoriale condivisa.

Compito dei genitori è quello di essere una base sicura per il figlio o la figlia, fornire affetto e protezione, ma allo stesso tempo permettere di distinguersi da mamma e papà ed esplorare il mondo.

Dal “noi coppia” al “noi genitori”: una transizione da affrontare insieme

Partendo dalla piramide di Maslow (2010) sappiamo che oltre ai bisogni fisiologici (come respirare, mangiare, dormire), ci sono anche altri bisogni importanti per lo sviluppo psicologico del bambino o della bambina. Per questo è importante riflettere su cosa sia necessario affinché il passaggio dal patto coniugale al patto genitoriale avvenga in modo sereno e funzionale.

Molto lavoro è stato fatto su come restare “coppia genitoriale” dopo una separazione, sull’importanza di rimanere genitori insieme, nonostante la rottura della coppia amorosa. Ma quando la coppia è insieme? Su cosa bisogna lavorare? Quali sono le componenti da tenere presente nella transizione dalla diade alla famiglia? Senza dubbio è fondamentale mantenere un focus condiviso su figli e figlie che permetta alla coppia di occuparsi di loro insieme. È necessario che i genitori si impegnino reciprocamente per trovare un nuovo ruolo nella famiglia, che lavorino sulla comunicazione e che continuino a rispettarsi reciprocamente, anche nei momenti in cui le fatiche si fanno più evidenti.

I compiti di sviluppo relativi all’essere genitori sono legati a diversi contesti relazionali:

  • al rapporto con il figlio/la figlia
  • al rapporto con il/la partner
  • al rapporto con le famiglie di origine.

È importante che i membri della coppia riconoscano il nuovo nato o la nuova nata come soggetto all’interno della famiglia, in grado di entrare in relazione con loro. Quando il desiderio di diventare genitori è stato forte e condiviso, spesso è più facile trovare uno spazio mentale per accogliere questa nuova presenza.

Un altro importante compito della transizione alla genitorialità è l’accettazione del ruolo di mamma e papà e il salto generazionale che questo comporta: si tratta di diventare responsabili della vita e della cura di un’altra persona, mettendosi in gioco in una relazione asimmetrica.

Condivisione dei ruoli e stile genitoriale: l’importanza di trovare un equilibrio

Una delle maggiori difficoltà nel traghettare da coppia a famiglia è la possibilità di condividere la cura anche per quanto riguarda gli aspetti organizzativi.

Le aspettative della coppia spesso si rifanno all’idea che vi sarà una condivisione nella gestione degli aspetti di cura di figli e figlie, delle attività domestiche e dell’organizzazione del tempo libero. Quando uno dei due partner avverte la sensazione che la distribuzione dei compiti non sia equa, si può andare incontro a un allontanamento tra i membri della coppia. È necessario quindi arrivare ad una negoziazione che permetta di sperimentare una reciprocità di impegno per quanto riguarda le responsabilità e il coinvolgimento, sia sul fronte filiale che su quello domestico.

Sperimentare queste modalità di negoziazione all’interno della coppia permette nel tempo di potersi confrontare anche sullo stile di parenting, ovvero su ciò che riguarda lo stile educativo e la funzione genitoriale. Secondo Cigoli e Scabini (2000) “lo stile di parenting è un indicatore della presenza o dell’assenza del patto genitoriale. Il patto è presente là dove i genitori sanno comunemente gestire il dubbio e la paura connessa all’errore e sanno legittimarsi nella loro funzione, vale a dire si sostengono l’un l’altro nel loro difficile compito”.

Rispetto ai compiti di sviluppo che riguardano la coppia ci sono la legittimazione reciproca e l’integrazione della dimensione genitoriale nel ruolo coniugale.

Le coppie, di fronte alla transizione alla genitorialità possono reagire differentemente: rafforzandosi, andando in pezzi oppure rimanendo pressoché inalterate. La variabile che sembra maggiormente incidere in questo senso sembra essere la divisione dei ruoli, che equilibri lacquisizione della genitorialità allinterno del legame coniugale. Trovare questo equilibrio è un compito molto delicato, poiché si tratta di riconoscere e sostenere il ruolo genitoriale dell’altro, rispettando le differenze e avendo fiducia nella possibilità del coniuge di diventare un buon genitore.

Il ruolo della terapia nella lettura delle dinamiche familiari

Nel percorso di terapia all’interno del nostro centro clinico, spesso ci troviamo di fronte a racconti legati ai ruoli e alle alleanze all’interno del sistema familiare.

È importante, soprattutto quando lavoriamo con minori, comprendere le dinamiche relazionali all’interno della famiglia, il rapporto di figli e figlie con i genitori, quello tra fratelli/sorelle, ma anche e soprattutto se la coppia genitoriale viene percepita da figli e figlie come unita e alleata o, al contrario, avvertono un disaccordo e/o una dinamica di potere tra mamma e papà.

Quando la coppia genitoriale viene vissuta dal figlio o dalla figlia come precaria, ciò può avere una forte implicazione rispetto al rapporto con i genitori, portando alla svalutazione del ruolo di uno o entrambi i genitori.

Quando riteniamo che  i sintomi espressi all’interno di un percorso individuale possano essere in qualche modo riconducibili a dinamiche poco funzionali all’interno del sistema familiare, come terapeuti possiamo proporre colloqui anche con la coppia genitoriale e, laddove lo si ritenga funzionale a una buona evoluzione del percorso terapeutico, anche tra diversi membri del sistema familiare.

Nel nostro centro clinico, la condivisione con il gruppo di professionisti e professioniste che compongono l’équipe rappresenta un grande valore aggiunto poiché permette un confronto costruttivo con i colleghi e le colleghe rispetto a possibili punti deboli e criticità di un percorso. Allo stesso tempo offre l’opportunità di riflettere sul processo terapeutico in atto, integrando punti di vista e approcci teorici differenti.


* Psicologa psicoterapeuta ad indirizzo sistemico-relazionale e Mediatrice Familiare. Dopo la Laurea in psicologia Vecchio Ordinamento presso l’Università di Pavia si è specializzata al Centro Milanese di Terapia della Famiglia. La collaborazione con il Centro Clinico Prometeo è iniziata nel 2022 dove si occupa prevalentemente di sostegno psicologico ad adolescenti e di terapie individuali.